C'è stato un tempo in cui il volante di un'automobile era di legno, o di metallo pieno, e il piantone dello sterzo era un'asta d'acciaio rigida, puntata dritta verso il petto di chi guidava.

In un urto frontale quell'asta non si piegava. Si spingeva all'indietro, verso il conducente. E il volante, rigido, poteva spezzarsi. Bastava un impatto — a volte nemmeno a grande velocità — perché quel gesto quotidiano, tenere le mani sul volante, diventasse fatale. C'è chi ha perso la vita così: una scheggia, l'urto, il cuore. Sul colpo. Senza che nessuna manovra, nessuna prudenza, potesse cambiare le cose.

Lo raccontiamo perché è la verità più difficile da accettare sulla strada: per decenni la sicurezza semplicemente non c'era. Non era stata dimenticata. Non esisteva ancora.

Ogni dispositivo che oggi diamo per scontato è nato da una perdita

Il piantone dello sterzo collassabile — quello che oggi, in un urto, si accorcia e assorbe l'energia invece di trafiggere — è arrivato solo alla fine degli anni Sessanta. Prima di allora, quell'asta rigida è stata una delle prime cause di morte nei tamponamenti frontali.

E così per tutto il resto: la cintura di sicurezza a tre punti, il parabrezza che si sbriciola in mille frammenti smussati invece di tagliare, le zone a deformazione programmata che si accartocciano per proteggere l'abitacolo, l'airbag, l'ABS. Nessuna di queste cose è ovvia. Ognuna è stata immaginata, pretesa e imposta perché qualcuno, prima, non aveva avuto quella protezione.

Dietro ogni riga del libretto di manutenzione della vostra auto c'è una storia che non conoscete. Spesso è la storia di qualcuno che non c'è più.

Perché lo diciamo

La Fondazione nasce da questa consapevolezza: la sicurezza sulla strada non è un dono, è una conquista. Si conquista con la tecnologia, sì — ma prima ancora con la cultura, con l'educazione, con il gesto di chi decide di allacciare la cintura anche per duecento metri, di chi rispetta una distanza, di chi si ferma quando è stanco.

Le automobili di oggi sono infinitamente più sicure di quelle di ieri. Ma la macchina più sicura del mondo non sostituisce una persona consapevole alla guida. La tecnologia ci ha dato una seconda possibilità dove prima non ce n'erano. Sta a noi non sprecarla.

Ogni volta che qualcuno torna a casa sano e salvo, vince una battaglia che è cominciata molto tempo fa, nel dolore di chi non è tornato.

«Ogni vita salvata sulla strada è un abbraccio che non viene spezzato.»

In memoria di chi, su quelle strade, non ha avuto una seconda possibilità — e per tutti quelli a cui possiamo ancora darla.